Rimuginio, a cosa serve e come funziona?

rimuginio

Il rimuginio è la caratteristica peculiare del Disturbo d’Ansia Generalizzato. Come scrive Sassaroli (2006), si tratta di un processo mentale caratterizzato da una catena di pensieri negativi relativamente incontrollabili. Tale fenomeno mentale rappresenta un fattore di mantenimento per l’ansia stessa attraverso due correlati: uno somatico (la sensazione di tensione fisica), uno cognitivo (la ruminazione).

Rimuginio si riferisce alla ripetitività, la pervasività di occupare lo spazio mentale e diverse sfere (famiglia, vita privata, amici, lavoro). Ciò che i pazienti riferiscono è l’incapacità di controllare questo processo mentale intrusivo e il fatto che la maggior parte del tempo utilizzato nel rimuginio viene declinato facendo previsioni di possibili eventi negativi futuri.
La letteratura (Borkovec et al. 1998) evidenzia come queste persone abbiano un’abbondanza di pensiero verbale più che immaginazione visiva, e che contemporaneamente siano incapaci di fermarsi sui dettagli delle cose, ma che abbiano uno stile di pensiero impressionistico (Shapiro).
Sono pazienti che si trovano in uno stato di ipervigilanza costante e continuo (Mathews, 1990; MacLeod, Mathews, 1988), pronto a evidenziare e registrare contenuti negativi della realtà. Questo porta a pensare che tali pazienti nella loro storia di vita abbiano imparato male a valutare la portata di un evento, facendo esperienza ripetuta di una distorsione nell’elaborazione delle esperienze, soprattutto quelle emozionali negative.

Questo significa che l’ansioso pensa che qualcosa andrà male e soprattutto teme fortemente di non farcela, ma non si rappresenta esattamente il danno (Sassaroli, 2006): è una tendenza all’astratto e alla valutazione negativa di sé globale che è tipica anche della depressione.
Il rimuginio viene utilizzato dai pazienti ansiosi come autocura, come una messa in moto di pensieri produttivi che possono risolvere il problema. In realtà questa è una illusione, poichè tutte le aspettative si rivelano infondate e anzi, poichè, irrealistiche e non sottoposte a valutazione corretta, alimentano l’ansia stessa.
Ma quindi a cosa serve rimuginare? Secondo la letteratura, i pazienti ansiosi rimuginano:

1. per attenuare uno stato d’animo sgradevole – tranquillizzazione;
2. per trovare delle soluzioni ai problemi;
3. per distrarsi dalle preoccupazioni;
4. per prepararsi al peggio – scudo emozionale;
5. oppure, non sanno il perchè – rimuginio ascopico.

Che differenza c’è tra il rimuginio dell’ansia e la ruminazione della depressione? In entrambe le patologie è sicuramente una componente patologica. Nell’ansia, però, i pazienti si concentrano più sulla previsione negativa del futuro, mentre nella depressione abbiamo un continuo riemergere dei vissuti fallimentari del passato. In tutte e due i casi non vi è una concentrazione sul qui e ora, sul presente.

Quale strategia adottare per il rimuginio e l’ansia in generale? Sicuramente rivedere le proprie aspettative, l’intolleranza all’incertezza e l’intolleranza degli stati mentali negativi. Disputare le credenze errate attraverso una ristrutturazione cognitiva rappresenta la parte più funzionale del lavoro. A livello comportamentale, la mindfulness e gli esercizi di presenza sono molto utili per fermarsi sul qui e ora.
Ruggiero e Sassaroli (2013) hanno sviluppato un protocollo specifico per il rimuginio nel disturbo d’ansia generalizzato che prevede cinque fasi:

  • Fase 1: Accertare la presenza e il livello di rimuginio.

  • Fase 2: Riconoscere il rimuginio come uno stato almeno parzialmente volontario.

  • Fase 3: Valutare le ragioni e le motivazioni consapevoli che sostengono il rimuginio e le idee metarimuginative che lo aggravano.

  • Fase 4: Disputare e ristrutturare le convinzioni del paziente sul rimuginio.

  • Fase 5: Addestramento a smettere di rimuginare

Riassumendo, possiamo dire che la disputa nel disturbo d’ansia generalizzato di concentra sull’intolleranza all’incertezza e sulle convinzioni legate al rimuginio teorizzate da Wells (2000).
Le convinzioni positive incoraggiano i pazienti a rimuginare, quelle negative aggiungono nuovi contenuti su cui rimuginare (meta-rimuginii).
Disputa logico-empirica e disputa pragmatica sono entrambe adatte a disputare queste idee.

Jean Floris

Riferimenti bibliografici:
– Sassaroli S., (2006), Psicoterapia cognitiva dell’ansia, Raffaello Cortina, Milano.

2018-06-26T09:08:09+00:00