
Sicuramente molti di voi avranno sentito parlare di dislessia. Ma cos’è e come si può intervenire? La dislessia rientra nei disturbi specifici di apprendimento, in particolare vi è una difficoltà di decodifica del testo scritto o della lettura, in quanto per il bambino rappresenta un’operazione complessa e le componenti implicate sono molteplici. Ad esempio, a scuola il bambino incontra difficoltà nel copiare alla lavagna, nel leggere la notazione musicale, simboli matematici e numerici.
La scarsa motivazione o la bassa autostima, possono essere la conseguenza delle difficoltà che il bambino incontra a causa della dislessia e che non gli vengono riconosciute, egli durante attività come la lettura ha bisogno di più concentrazione, affaticandosi più rapidamente. Le caratteristiche necessarie per l’esame specifico della lettura sono: la somministrazione di prove standardizzate di lettura a più livelli, ovvero, lettere, parole, non-parole, brano, e la valutazione congiunta nella performance dei parametri: rapidità e accuratezza. È possibile effettuare la diagnosi di dislessia o disturbo evolutivo specifico della lettura al completamento del secondo anno della scuola primaria, ovvero seconda elementare.
Tale procedura si attua attraverso due processi, ovvero la diagnosi clinica e diagnosi funzionale. Si passa dunque ad una fase di accertamento diagnostico, dove in una si somministrano insieme alla valutazione del livello intellettivo, prove standardizzate di lettura a più livelli, e nell’altra vengono disposte quelle indagini cliniche necessarie per la conferma diagnostica mediante l’esecuzione della presenza di patologie o anomalie sensoriali, neurologiche e di gravi psicopatologie. Segue poi, un approfondimento del profilo del disturbo fondamentale per la sua qualificazione funzionale, e per la presa in carico per un progetto riabilitativo del disturbo.
La segnalazione da parte degli insegnanti, vede come primo interlocutore la famiglia per un successivo invio ai servizi sanitari per l’età evolutiva, i quali devono comprendere la valutazione in tempo per avviare gli interventi necessari durante il successivo anno scolastico. Ad oggi, non esiste una precisa sintomatologia o degli indicatori di dislessia che permettono con certezza una previsione del disturbo dislessico in periodo precedente all’alfabetizzazione. Gli interventi devono avere un duplice interesse, ovvero da un lato deve mirare al trattamento del disturbo specifico, attraverso programmi mirati, e dall’altro all’organizzazione emotivo-relazionale. Detto ciò, il lettore potrà chiedersi: Quale tipo di intervento è più adatto per questo tipo di problema? Dunque, diversi studi hanno dimostrato sempre di più come un intervento di tipo cognitivo comportamentale sia il più efficace.
Dott.ssa Nadia Pagliuca
Fonte: Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento, Edizioni Erickson, 2009