Roberta Calabrese 2017-02-07T10:49:34+00:00

Roberta Calabrese

Se è vero, come sostiene un filone della psicologia di derivazione Junghiana, che i racconti che un tempo ci affascinavano hanno molto da dirci su noi stessi, forse è proprio nella mia prima vera “passione” che posso rintracciare la nascita del mio interesse riguardo ai meccanismi che regolano la psiche umana, curiosità che è diventata quasi necessità dall’adolescenza, quando ho iniziato ad osservare con occhio sempre più critico me stessa e le relazioni che mi coinvolgevano, restando ora attratta ora spaventata dalle dinamiche che le governavano e dalla sofferenza interiore che spesso ne derivava.

Questa “passione” nacque quando a quattro anni una brutta forma di varicella mi rese molto sofferente e difficilmente consolabile. Mia madre, di ritorno a casa, mi mise in mano una versione illustrata di una nota fiaba dei Fratelli Grimm, il Nano Tremotino (a onor del vero “Salterino”, nel libretto che ancora custodisco), perché mi tenesse compagnia mentre ero costretta a letto. Mai avrebbe pensato, mi racconta, che le peripezie di quella fanciulla, costretta a scendere a patti con un ometto ricattatore per togliersi dai guai, mi avrebbero tanto rapito la testa e il cuore, facendo volare le ore e i giorni della convalescenza.

Oggi mi piace pensare che risieda in questa fiaba, dove la chiave per la risoluzione dell’impasse finale richiede la conoscenza del nome del proprio nemico, il primo germoglio del mio interesse per la ricerca della consapevolezza psicologica, della necessità di dare un nome a ciò che ci fa star male e ci costringe a rinunciare a cose importanti, a parti di noi, alla nostra autenticità e creatività.

E’ l’altra mia grande passione invece, l’arrampicata sportiva, ad avermi insegnato l’importanza di sapersi fidare dell’altro (compagno di cordata, di lavoro, di terapia o di vita che sia), della responsabilità reciproca, della “sofferenza buona” e del lavoro di squadra. E soprattutto di come ogni cosa sia affrontabile con la giusta dose di impegno, volontà e fatica, quando inizi a credere di potercela fare.

La soddisfazione per la meta raggiunta e, non di meno, per ogni piccolo passo che a quella meta ti avvicina è la ricompensa. Mi laureo in Scienze e Tecniche Psicologiche nel 2009 presso l’Università degli Studi di Torino, specializzandomi poi a pieni voti in Psicologia Clinica e di Comunità.

Dopo un anno di attività presso il Servizio di Psicologia dello Sviluppo di Bra (CN), conseguo l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo.

Aree di mio particolare interesse e approfondimento riguardano il funzionamento metacognitivo (ossia, semplificando, l’abilità di ragionare e riflettere sugli stati mentali unita all’uso pragmatico che si fa di queste conoscenze) e le dinamiche di costruzione dell’identità di genere (e relativi percorsi atipici: organizzazione atipica dell’identità di genere in età evolutiva, transessualità, disturbo dell’identità di genere).

Svolgo attualmente attività di consulenza psicologica, sostegno e riabilitazione rivolte alla persona, alla coppia e alla famiglia, finalizzate alla promozione della salute e del benessere psicofisico (gestione di stress e ansia, regolazione delle emozioni, controllo e cambiamento delle abitudini non salutari), al favorire l’acquisizione di risorse e strategie utili ad affrontare al meglio situazioni di difficoltà e di crisi (momenti particolari del ciclo di vita, separazioni, lutti, malattie ecc.), al raggiungimento di un maggior livello di autoconsapevolezza ed autonomia.

La mia attività clinica è rivolta principalmente ai disturbi d’ansia, depressione, fobie, disturbi psicosomatici, disturbi della sfera sessuale e disturbi del comportamento alimentare.