Disabilità e Autismo

Le cause dell’Autismo sono a tutt’oggi sconosciute

Disabilità e autismo 2017-06-03T16:18:04+00:00

Project Description

Disalità e autismo

Le cause dell’Autismo sono a tutt’oggi sconosciute. La natura del Disturbo non rende possibile il riferimento al modello sequenziale etiopatogenetico, comunemente adottato nelle discipline mediche. I fattori causali possono riguardare:

  • periodo della gravidanza e periodo neonatale: affezioni mediche della madre durante la gravidanza, problemi legati al parto o altri fattori ambientali

  • ereditarietà: recenti studi confermano la presenza di una componente genetica nella predisposizione all’autismo (Volkmar et al., 2004). Molte indagini familiari confermano un ruolo importante svolto dall’ereditarietà nel determinismo del disturbo autistico: i gemelli monozigoti hanno probabilità maggiori rispetto ai gemelli eterozigoti di essere entrambi affetti da autismo; i genitori di un bambino autistico hanno un rischio di avere un altro bambino autistico che risulta da 50 a 100 volte maggiore rispetto al rischio per la popolazione generale; alcune patologie come la Sindrome da X Fragile e la Sclerosi Tuberosa, si presentano spesso in comorbidità con l’autismo.

  • Autismo e vaccini: da tempo si è sviluppato un certo interesse sulle relazioni tra autismo e malattie autoimmunitarie, al momento attuale non ci sono evidenze che meccanismi immunologici possano causare o contribuire all’emergenza delle anomalie organiche riscontrate nell’autismo. Di recente diversi studi hanno posto interesse sull’ipotesi di una correlazione temporale stretta tra le vaccinazioni e la comparsa di alcuni comportamenti autistici. Allo stato attuale però non ci sono dati che indichino che un qualsiasi vaccino aumenti il rischio di sviluppare autismo o qualsiasi altro disturbo del comportamento .

  • l’analisi e il miglioramento dei sistemi di tutela della salute;

  • il contributo all’elaborazione delle politiche della salute in favore delle comunità.

Per quanto riguarda l’epidemiologia, vi è una prevalenza nel sesso maschile, sembra infatti che i maschi ne siano colpiti in misura da 3 a 4 volte superiore rispetto alle femmine.

CRITERI DIAGNOSTICI

Secondo il DSM V i criteri diagnostici sono:

  1. Deficit persistente nella comunicazione sociale e nell’interazione sociale in diversi contesti, non spiegabile attraverso un ritardo generalizzato dello sviluppo, e manifestato da tutti e 3 i seguenti punti:
  2. Deficit nella reciprocità socio-emotiva
  3. Deficit nei comportamenti comunicativi non verbali usati per l’interazione sociale
  4. Deficit nello sviluppo e mantenimento di relazioni, appropriate al livello di sviluppo (non comprese quelle con i genitori e caregiver.
  5. Comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitive come manifestato da almeno 2 dei seguenti punti:
  6. Linguaggio e/o movimenti motori e/o uso di oggetti, stereotipato e/o ripetitivo
  7. Eccessiva aderenza alla routine, comportamenti verbali o non verbali riutilizzati e/o eccessiva resistenza ai cambiamenti
  8. Fissazione in interessi altamente ristretti con intensità o attenzione anormale
  9. Iper-reattività e/o Ipo-reattività agli stimoli sensoriali o interessi inusuali rispetto a certi aspetti dell’ambiente
  10. I sintomi devono essere presenti nella prima infanzia (ma possono non diventare completamente manifesti finché la domanda sociale non eccede il limite delle capacità)
  11. L’insieme dei sintomi deve compromettere il funzionamento quotidiano.

Considerata la variabilità delle caratteristiche dell’autismo e la somiglianza di alcune di queste con altre condizioni (ritardo nello sviluppo, ritardo nel linguaggio, disprassia, iperattività, depressione…) è necessario che la diagnosi venga effettuata da una equipe di persone con una specifica formazione ed esperienza. La precocità dell’intervento, infatti, permette una più adeguata sistematizzazione e riorganizzazione interna delle esperienze percettive che vengono facilitate, in quanto si ha la possibilità di intervenire in un periodo in cui le strutture encefaliche non hanno assunto una definita specializzazione funzionale e le funzioni mentali, pertanto, sono in fase di attiva maturazione e differenziazione. La diagnosi precoce può avvenire, oggi, in alcuni casi, anche già a 18 mesi. Può essere posta, al momento attuale, solo in base alla presenza dei sintomi comportamentali, che sono stati definiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, a qualunque età, se i sintomi sono stati presenti fin dall’infanzia, e, nei casi con un funzionamento migliore, può essere posta anche in età adulta. Il bambino con diagnosi certa di autismo cresce con il suo disturbo anche se nuove competenze vengono acquisite con il tempo. Tali competenze, tuttavia, sono “modellate” da e sul disturbo nucleare ed avranno comunque una qualità “autistica”.

Trattamento Autismo

Il Disturbo Autistico viene attualmente considerato una sindrome comportamentale. L’autismo è una condizione “di spettro”, che si manifesta in maniera estremamente diversa da persona a persona, e prende le caratteristiche di una disabilità se si presenta nelle sue forme più gravi, ovvero quando è accompagnato da una lentezza nello sviluppo, mentre nelle sue forme più lievi, è “un modo di essere”, e non dovrebbe essere considerata una malattia. La diagnosi, cioè, si basa su una serie di manifestazioni “osservabili”, le quali rappresentano l’espressione di una compromissione funzionale in tre aree:

  • l’interazione sociale;

  • la comunicazione;

  • gli interessi e le attività.

Ne deriva che il progetto terapeutico prevede l’attivazione di una serie di interventi finalizzati a:

  • migliorare l’interazione sociale;

  • arricchire la comunicazione;

  • favorire un ampliamento degli interessi ed una maggiore flessibilità degli schemi di azione.

Le strategie comunemente suggerite e più utilizzate, anche se variabili in rapporto ad una serie di fattori, quali l’età o il grado di compromissione funzionale, possono essere:

  • L’analisi del comportamento applicata (Applied Behavior Analysis ABA) è l’area di ricerca finalizzata ad applicare i dati che derivano dall’analisi del comportamento per comprendere le relazioni che intercorrono fra determinati comportamenti e le condizioni esterne. Il terapista utilizza i dati quantitativi e qualitativi ricavati per spiegare perché un determinato comportamento si verifica in un particolare contesto e, conseguentemente, mette in atto una serie di interventi finalizzati a modificare il comportamento e/o il contesto. L’ABA prende in considerazione i seguenti 4 elementi: gli antecedenti, il comportamento in esame, le conseguenze, il contesto in cui il comportamento si verifica.
    Il programma di intervento che mira alla modificazione del comportamento utilizza le tecniche comportamentali.

    Il protocollo introdotto da Lovaas, che è stato fra i primi ad utilizzare tale approccio (Lovaas et al., 1979), prevede che l’intervento sia costituito da serie di sedute per un totale di 40 ore settimanali. Ciascuna seduta, a sua volta, prevede una serie di trial (occasione di apprendimento) in cui il bambino è stimolato a rispondere ad una richiesta specifica o ad uno stimolo. Negli ultimi anni vi è sempre di più la tendenza ad utilizzare il paradigma dell’ABA all’interno degli ambienti naturali che il bambino frequenta e non solo nel rapporto 1:1 (famiglia, scuola, attività del tempo libero). Ciò comporta un coinvolgimento attivo da parte delle figure che ruotano attorno al bambino come genitori, fratelli, insegnanti coetanei, che vengono istruiti al fine di poter intervenire nella pratica quotidiana a casa. Questa tendenza fa si che l’intervento ABA sia sempre più centrato sul bambino, sulla stimolazione della sua iniziativa e sulla facilitazione del suo sviluppo sociale.

  • Treatment and Education of Autistic and related Communication Handicapped Children (TEACCH). Il programma TEACCH prevede un insegnamento strutturato basato sull’approfondita valutazione dei punti di forza e di debolezza di ciascun bambino e su alcuni principi: l’organizzazione dell’ambiente fisico, il susseguirsi delle attività, l’utilizzo di ausili visivi (PECS) e la partecipazione della famiglia al programma d’intervento. Si propone come obiettivo il potenziamento delle autonomie del soggetto e il miglioramento della sua qualità di vita personale, sociale e lavorativa. Il programma TEACCH, pur utilizzando tecniche comportamentali come il rinforzo, non è di tipo strettamente comportamentale, infatti si preferisce modificare l’ambiente in modo che l’apprendimento sia più fluido.

  • Terapia cognitivo comportamentale (Cognitive behavior therapy, CBT) per il trattamento della comorbidità con i disturbi d’ansia nei bambini con sindrome di Asperger o autismo ad alto funzionamento. La terapia cognitivo comportamentale, rivolta a bambini e genitori, può essere utile nel migliorare le capacità di gestione della rabbia in bambini con sindrome di Asperger. Per gli adulti è funzionale ad apprendere e mantenete tutte quelle competenze sociali che consentono alla persona di vivere in modo soddisfacente le relazioni e di partecipare alla vita sociale e lavorativa. Secondo il parere degli esperti la terapia comportamentale dovrebbe essere presa in considerazione anche per i soggetti con disturbi dello spettro autistico che presentano problemi del sonno.

  I NOSTRI NUMERI

PSICOLOGI 7
PSICOTERAPEUTI 3
MEDICI 2
PSICHIATRI 1
SEDI 2

   ORARI DI APERTURA

Lunedì – Venerdì 9 – 21
Sabato 9 – 12

Prendi un appuntamento

Per maggior informazione o per prenotare un primo colloqui compila il contact form cliccando su “Prendi un appuntamento”

PRENDI UN APPUNTAMENTO