La paura di vomitare (emetofobia): in cosa consiste

L’emetofobia, la paura di vomitare, è un disturbo abbastanza comune ma poco conosciuto e sottovalutato. In uno studio abbastanza recente (Van Hout & Bouman, 2006), gli autori hanno cercato di indagare il grado di conoscenza dell’ emetofobia dei professionisti della salute mentale (psichiatri e psicologi, ma anche infermieri dei reparti psichiatrici).

Sebbene in 48% dichiarasse di aver avuto almeno un caso di pazienti con questa paura, circa il 30% di loro non ne aveva mai sentito parlare, e il 61% ha pensato che il comportamento fobico dei pazienti fosse semplicemente una richiesta di maggiori attenzioni. La maggioranza dei pazienti affetti da questo disturbo, riporta una intensa paura di vomitare, anche se vi sono pazienti terrorizzati dal fatto che qualcun altro possa vomitare (Hout & Bouman, 2011; Lipsitz et al., 2001; Veale & Lambrou, 2006). Ma sicuramente il dato più rilevante è che l’ emetofobia è sovente una condizione che irradia tutti gli aspetti della vita di una persona, che comincia a vivere con grande sofferenza la vita quotidiana. Dopo l’insorgenza del disturbo infatti, si presentano nel paziente comportamenti evitanti, spesso disfunzionali e disadattivi, come l’evitare certi mezzi di trasporto, aumentare il livello di igiene personale, evitare una possibile gravidanza e non avvicinarsi a persone malate (Hout & Bouman, 2011).

L’eziopatogenesi dell’ emetofobia è sconosciuta, ma molto spesso comincia nell’ infanzia. Gli studi hanno indicato che alcuni individui sviluppano la paura dopo una malattia gastrointestinale con sintomi di nausea o vomito (Klonoff, Knell, e Janata, 1984). Uno studio recente (Veale, Murphy, Ellison, Kanakam, e Costa, 2013) ha mostrato che i pazienti con ematofobia valutano i loro ricordi autobiografici delle volte in cui hanno vomitato come molto più angoscianti rispetto alle altre condizioni di malattia sofferte nella vita. Sembrerebbe che il condizionamento classico sia uno dei meccanismi con cui la malattia si sviluppa, e che, successivamente, sia mantenuta da rinforzi e da comportamenti evitanti (Veale & Lambrou, 2006; Veale, 2009). E’ stata notata un’alta correlazione tra questa malattia ed altri disturbi d’ansia, come il Disturbo ossessivo-compulsivo, l’agorafobia, il disturbo da attacchi di panico (Boschen, 2007; Veale & Lambrou, 2006; Veale, 2009); tuttavia, spesso questa fobia non viene calcolata nella diagnosi, nonostante la specificità dei sintomi che comporta.

L’ emetofobia sembra riportare tutte le caratteristiche delle altre fobie specifiche, ma una mancata conoscenza di questo disturbo può portare a situazioni di grande disagio per chi ne soffre, e impedire l’avvio di un corretto trattamento che porti al regredire della malattia.

Dott. Simone Tealdi

2017-06-17T20:36:07+00:00